Francesco Marinelli: luce di Puglia e storie d’amore

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Avevo detto che non mi sarei occupata più di matrimoni, che non avevo più tempo, che preferivo fare altro etc. etc.
Oggi mi ritrovo a scrivere un progetto per una location in Valle d’Itria che vuole affacciarsi al mondo del wedding destination e a dare consigli ad un amico che fa il fotografo di matrimoni.
E’ destino, il mondo del wedding fa parte di me! 😉
Innanzitutto è bene sottolineare che questo non è un post commissionato ma è semplicemente il riepilogo di una conversazione avvenuta con Francesco Marinelli nel mio ufficio di cui però è testimone solo Teo, il mio labrador.
Sono frasi che ho letteralmente tirato fuori dalla bocca di Francesco che è taciturno, ma a me serviva sapere queste informazioni per aiutarlo nella sua strategia di posizionamento.
Una cosa è certa. Quando dice e scrive che sarà “il vostro ospite discreto”, fidatevi, è vero.
A Francesco non piacciono i riflettori e non immagino nemmeno quale reazione susciterà questo mio post.
Mi aspetto una ramanzina tramite whatsapp!
Francesco sostiene di essere bravo, più che a raccontarsi, a raccontare le storie altrui attraverso le immagini.
E devo dargli ragione.

Se vi va leggete qui le cose belle che ci siamo detti e guardate un po’ le sue foto (che ho scelto io tra i suoi reportage).

R: Quali sono i tuoi fotografi di riferimento da cui prendi spunto?
F: Ho sempre visto nel fotogiornalismo la forma più utile di fotografia dove l’immagine non è fine a sè stessa e alla sua estetica ma è testimonianza di un evento unico ed irripetibile.
Erich Salomon, da molti definito il padre del fotogiornalismo. La sua storia di fotografo si racchiude purtroppo in soli 5 anni (dal 1928 al 1933) che sono stati però sufficienti a rivoluzionare l’idea di fotografia. L’essere umano e le sue emozioni prima di tutto. Le sue foto non smettono di stupirmi, ha prodotto immagini che più che moderne definirei senza tempo.

Erich Salomon

R: Quando e perchè ti sei avvicinato al mondo dei matrimoni?
F: Non avrei mai pensato di diventare un “Matrimonialista”(termine orribile).
Sfogliando l’album dei miei genitori, sposati negli anni ’70, vedevo ancora la dignità della fotografia come strumento attuo a documentare l’unione di una coppia, la genuinità negli occhi di chi guardava il fotografo nell’atto di scattare la foto con cui avrebbero custodito il ricordo del loro giorno più bello, le foto erano preziose, si scattavano e si trattavano con rispetto, si custodivano con cura. Poi il declino.
Non posso che ricordare con orrore i pomeriggi passati a casa dei parenti/amici di famiglia che mostravano con orgoglio centinaia di immagini su album colossali. Uomini gangster, spose spiaggiate su letti, sguardi languidi,  pose che Maria Ciccone a confronto era ‘na dilettante, era la fine degli anni ’80 ed allora ero solo un bambino annoiato che credeva di non comprendere la grande bellezza che si celava dietro quelle immagini.
Il reportage come linguaggio applicato alla fotografia di matrimonio mi ha fatto rivalutare il concetto di “servizio matrimoniale”.
Nei primi anni 2000, grazie ad internet, da oltreoceano arrivavano immagini “nuove” per un sud fermo al “GUARDATEMI! SORRIDETE! BACIATEVI!”.
Allora le parole “reportage matrimoniale”  non erano molto familiari. Un sogno custodito nel cassetto per anni che poi però è diventato realtà, quando ho deciso di cambiare lavoro e seguire la mia passione.

R: Cosa ne pensi di chi definisce la fotografia di matrimonio di serie B?
F: Non condivido per niente. Come si fa a credere che l’amore tra due persone e la memoria di una famiglia possa essere qualcosa di serie B!?!

Marinelli fotografie Wedding reportage

R: Tre aggettivi per definire i tuoi reportage di matrimonio.
F: Riassumere tutto in tre parole non è facile e potrebbe sminuire tutto ad un clichè.
La mia più grande soddisfazione è leggere negli occhi delle mie coppie l’emozione nel riguardarsi, la sorpresa di rivedersi in momenti che avevano già dimenticato (l’emozione quel giorno fa brutti scherzi!) ed altri dove non credevano di essere ritratti. Il più bel complimento? “Guardare le tue foto è come rivivere ogni volta quel giorno”.

R: Ti sei mai emozionato ad un matrimonio che hai seguito?
F: Ogni volta! Per me è impossibile restare impassibile, fotografare costringe lo sguardo, ti porta ad osservare le persone con una, passami l’ossimoro, discreta indiscrezione. Penso che l’empatia sia un requisito imprescindibile per un fotografo, sarebbe impossibile raccontare ciò che non si riconosce. Le fotografie raccontano anche di chi le scatta e forse anche per questo molto spesso scopro una certa affinità con chi mi sceglie.

Marinelli Wedding Reportage in Puglia

Qual è la canzone romantica per eccellenza?
Ne scelgo tre. 🙂
Since I’ve been loving’ you – Led Zeppelin
Anna e Marco – Lucio Dalla
Living on a prayer – Bon Jovi

Ora parliamo un po’ della nostra Puglia.

R: In Puglia i matrimoni sono un evento molto importante per la storia di una famiglia e di una comunità.
Qual è l’aspetto che ti affascina di più di questo rituale? E qual è quello che ti piace meno?
F: La partecipazione. Divertirsi ad un matrimonio pugliese è d’obbligo, deve essere una festa per tutti.
Per un giorno chi soffre mette da parte il dolore, gli anziani dimenticano gli acciacchi, le attenzioni si concentrano sulla coppia che diventa famiglia.
L’aspetto che mi piace di meno è sempre la partecipazione! Tutti vogliono esprimere il proprio consenso alla coppia ed un semplice “Auguri ragazzi!” non basta! Così tra un complimento e l’altro, tra un bacio ed un abbraccio, tra una “busta” ed una lacrima non resta molto tempo per guardarsi negli occhi.

Francesco Marinelli Wedding Photographer

R: Qual è il tuo piatto pugliese preferito?
F: Orecchiette al pomodoro

R: Dove si può fotografare il tramonto più bello?
F: Non amo fotografare i tramonti, preferisco fotografare le persone al tramonto. La luce crea un atmosfera surreale che muove qualcosa dentro, non è difficile trovare un bel paesaggio tra le nostre campagne e sulle nostre coste ma il segreto per la foto perfetta è sempre lo stesso, che ci rappresenti per quello che siamo.

R: E la chiesetta più romantica pugliese dove si trova?
F: Quella dove ci si sente a casa, per chi crede e pratica la chiesetta più romantica potrebbe essere quella di periferia, accanto all’oratorio dove si è cresciuti, magari mal concia ma della quale ci si sente parte.
La più carina? San Michele nel Frangesto, ma attenzione, in più di 40 non ci si sta!

San Michele nel Frangesto

Ed ecco l’ultima domanda di un rito stupido ed egocentrico.

R: Tre aggettivi per definire la tua intervistatrice?
F: Determinata, sensibile, un “personaggio”.

Se volete saperne di più di Francesco Marinelli potete rimanere in contatto con lui attraverso la sua pagina Facebook oppure il sito web www.marinellifotografie.it.

Se invece volete chiacchierare con me per definire meglio la vostra strategia o avete bisogno di una consulenza per mettere in evidenza i vostri punti di forza scrivetemi a info@trepois.it.

 

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