Scegliere l’abito da sposa non è cosa semplice

 In Wedding & Events

Scegliere l’abito non è una cosa semplice.
Io non avevo nessuna intenzione di sposarmi in abito bianco, mi sembrava una di quelle messe in scena alla Beautiful. Avevo un tarlo nella mia testa: sono grassa, sono grassa, sono grassaaaaaaaaaa!
Poi si sa le mamme non aiutano, sono sempre lì a mettere in evidenza i tuoi difetti e mai a farti sentire a tuo agio. Ma perdoniamole, sono anche loro agitate. 😉

Ricordo di aver passato interi pomeriggi con il muso lungo, sfogliando riviste di abiti da sposa e sognando di poter indossare quegli abiti morbidi e fluttuosi, su un corpo snello, tonico e abbronzato.
Ricordo anche lo “scazzo” di mio marito, all’epoca compagno, che doveva sorbirsi il sabato pomeriggio le mie dissertazioni sullo strano mondo della moda e del settore curvy – plus size.

Dopo tutto questo sconforto, mi faccio forza e coraggio. Decido di prendere un appuntamento in un atelier in provincia ostinatamente convinta di voler provare un abito che sarebbe stato bene solo ad una donna secca e piatta.
Vado, entro, mi spoglio e patatrac! il vestito è un taglia 44.

Le commesse cercano di farmelo entrare, io inizio a sudare nonostante sia dicembre e penso che alla fine della fiera me lo faranno pagare per averlo strappato.
Esco dal camerino e mi fanno salire su una pedana con un abito arruffato sui fianchi ovviamente. Come avrebbe mai potuto entrarmi un abito taglia 44, neanche il mago Silvan sarebbe stato capace!

Una schifezza, mia madre continua a scuotere la testa in segno di dissenso ed una faccia schifata come se avesse mangiato cibo avariato. Ok. Mamma sei stata chiara, messaggio ricevuto. Ritorno in trincea.
Cerco di mantenere la calma, me ne propongono un altro, con un tessuto lucido. E sono quasi in procinto di mandarle a quel paese. Ma come fate a propormi un vestito con tessuto lucido, se mi fa sembrare con 3 taglie in più!?!?
Quindi care amiche sconsiglio vivamente tessuti lucidi su corpi morbidi e rotondi.
La cosa più irritante di questa esperienza è la faccia delle commesse sorridenti, capaci di negare l’evidenza più palese.
Una è stata capace di dirmi “sembri una principessa”. Sono andata via.
Ma io dico, un po’ di cervello. Se ti ho confidato di non essere convinta di voler indossare un abito bianco, perché non sono credente, perché convivo da anni, perché non voglio un abito a bignè etc etc, secondo te io sono tipo da “principessa”!?!?

Nonostante tutte queste peripezie, ce l’ho fatta anch’io.
Ho ascoltato mia madre e siamo andati in un atelier da lei consigliato. In questo atelier, l’aria può sembrare un po’ tesa, non ci sono sorrisi falsi né smancerie varie. Ma forse è meglio così.
Gli stili ed i generi degli abiti sono i più variegati, troverò anch’io qualcosa per me e che cavolo!
Caso strano, mio padre decide di accompagnare me e mia madre ed è proprio lui a scovarlo tra i tanti abiti esposti.
Anche questo è però una taglia piccola, ma prontamente la sarta scuce quasi completamente la parte posteriore e me lo appoggia addosso fermandolo sul retro con degli spilli.
Riesco così finalmente a vedere la linea dell’abito, ovviamente stilo impero. Non è l’unico che provo con questa modalità, ma si sa il primo “ammore” non si scorda mai.
E sono finalmente felice anch’io di poter essere una sposa bella ed elegante.

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Menomale che c’è  Francesco Gravina ad immortalare le foto della prima prova abito, cioè quello della mia taglia. Evviva. Un giorno da top model con claque e fotografo professionista al seguito. E quando mi ricapita.

Quindi mie care sposine cicciote quanto, meno o più di me, per noi è un po’ più difficile ma non è una missione impossibile.

Se poi vi sentite completamente spaesate chiedete aiuto ad un consulente di immagine.

Siate voi stesse e scegliete un abito che vi faccia sentire a vostro agio. Sarete bellissime ed il vostro sorriso farà il resto.

Fidatevi. Parola di cicciona.

 

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 Foto di Francesco Gravina

 

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